L'Attore pensante
(a cura di s.l.)
KARL VALENTIN
Grande......tedesco

Quasi
sconosciuto in Italia, Karl Valentin è stato un grande
comico, forse l'unico del cinema tedesco. Nato nella
periferia di Monaco di Baviera nel 1882, si avvicinò
giovanissimo al cabaret. La sua passione lo portò sulle
scene dove si distinse per la sua originalità. Nel
1913 incontrò Liesl Karlstadt (1892-1961) che divenne la sua
inseparabile partner che lo accompagnò sul palcoscenico e
sui set. Assolveva al ruolo di spalla in modo impeccabile
indossando anche abiti maschili. Il travestimento è una
delle caratteristiche del teatro e del cinema interpretati
da Karl Valentin. La sua comicità è di situazione e
verbale dove prevale la tendenza al surreale, anche
affrontando la realtà e la povertà quotidiana.
Più vicino alla crudeltà dei Fratelli Marx che al
buonismo di Chaplin, Fernandel e Totò, Karl Valentin
partecipò a 44 cortometraggi, di cui molti andati perduti, e
a 5 lungometraggi, di cui due come protagonista.
Karl Valentin continuò a lavorare in teatro e al cinema
durante il nazismo. Il bel catalogo del Goethe Institut
sulla rassegna ci informa che negli anni '30 però quasi
tutte le leggi limitanti l'espressione artistica, emanate
dai nazional-socialisti al potere, colpirono i suoi film.
L'indice fu imposto su Il cresimando nel 1934 perché
ritenuto offensivo del sentimento religioso. Questo fu
l'unico film censurato tra quelli proposti. Nel 1936 anche
L'eredità fu vittima delle severe maglie censorie. Il motivo
era che "falsificava le vite dei poveri contadini proprio
nel momento in cui molte persone venivano sostenute
dall'organizzazione per gli aiuti invernali". Anche nel 1942
il film muto L'eccentrico fu messo al bando per essere
"offensivo nei confronti dei sentimenti artistici".
Nell'aprile del 1940 Valentin rinunciò a prender parte al
Reichsfachscaft Film, l'organizzazione tedesca in cui ogni
artista che si occupava di cinema era costretto ad entrare.
Dopo la fine della guerra, era ottimista nei confronti degli
americani. Pensava di avere un'attenzione per la produzione
cinematografica. La sua comicità era comunque radicata nella
cultura popolare tedesca ed era difficilmente esportabile.
Morì nel 1948 a sessantasei anni.
Grazie alle pellicole del Goethe Institut, l'omaggio a
questo grande e geniale comico comprende una selezione di
cortometraggi realizzati tra muto e sonoro. I pezzi muti
vanno da Gli allegri vagabondi (1913) al piccolo capolavoro
Il nuovo scrittoio (1914), dal sorprendente I misteri di una
salone di barbiere (1922), horror comico, firmato anche dal
classico Bertolt Brecht, grande ammiratore di Karl Valentin,
al lungometraggio L'eccentrico.
I pezzi sonori, per lo più tratti da lavori teatrali di
Valentin, ne ripercorrono la carriera. Da Nel negozio di
dischi (1934), dove veste il ruolo di un fanatico di
dischi al vinile e finisce per mangiarli, al più
cinematografico L'eredità (1936), dove si confronta con la
realtà e la povertà.